Gli antichi credevano che il mondo finisse oltre le colonne d’Ercole e ciò metteva loro paura, curiosità e alimentava il mistero.
Il mistero dell’altro rispetto al mondo conosciuto; dell’altro dal noi, dell’immaginato e (forse) inconoscibile.
Oggi l’uomo sa che il mondo, nella sua estensione terrestre, non ha confini per la conoscenza e l’immaginazione. Ma nonostante ciò, siamo sempre più chiusi nelle nostre case, nei territori tangibilmente intelligibili. Non osiamo andare oltre ciò che ci tranquillizza e ci tiene stretti tra le braccia come una mamma un pò apprensiva. Non vogliamo conoscere il vicino, l’emozione del passo più lungo della gamba, il diverso: l’Altro da noi, che può essere Noi davanti allo specchio.
Il desiderio di eterno e la coscienza della sua impossibilità ci impietriscono? Ci fanno desiderare così tanto un centro di gravità permanente o è solo una visione un pò pessimistica del quotidiano moderno?
Viaggiando in me e oltre me, inauguro questo blog alla ricerca non di risposte, ma di percorsi. Di strade, magari non sempre lastricate d’oro, ma che mi auguro – forse eccentrica nello slancio – condurranno alla città di smeraldo. E se non ci piace, possiamo sbattere i tacchi delle scarpette rosse e via a casa, nel nostro Kansas!

Sonia