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Non permettere ai doveri di dirti chi sei, creeranno un’immagine di te falsa ed un giorno ti guarderai allo specchio, riconoscendoti a stento. Prenditi una pausa se serve, non correre su una strada che non senti sicura finirai x uscire di pista…. Fermati, guardati, guarda il mondo, respira e quando avrai i polmini pieni ed il cuore gonfio di motivi vai. Buttati e correrai con un forte controllo.

un attimo di Calabria
Cresce, cresce, cresce.
Lo sento,
è lì,
sta arrivando.
Fermo.
Ancora.
Ascolta.
Intenso, vibrante, smanioso.
Lo senti?
E’ qui,
è arrivato.
Muovi.
Ancora.
Taci.
O la felicità dell’alba, i giorni in cui l’idea ti far saltar giù dal letto…Perchè non è il gallo a svegliarti, nè il camion della spazzatura…Non è neppure la prospettiva del premio o l’ambizione di lasciare una traccia…E’ l’urgenza di quel piccolo tocco di scalpello a cui pensavi quando ti sei addormentato…quella pennellata di ocra rosso all’angolo destro della tua tela, lassù in cima…Ecco cosa ti fa saltar giù dal letto! Il suono inebriante di una nota, che canbierà tutto…un nonnulla in punta di penna, forse una virgola, una semplice virgola…una sfumatura essenziale…il minuscolo dell’opera…una cosa da niente…solo la necessità…Dio mio, la bellezza di quelle mattine necessarie, nella casa addormentata… (Daniel Pennac, Grazie)

Giappone di Fumika Yama
L’amore è doloroso, ma non evitarlo. Se lo eviti, perdi la più grande opportunità di crescere. Entra in esso, con tutta la sua sofferenza, perché grazie alla sofferenza arriva una grande estasi. Sì, c’è agonia, ma da questa agonia nasce l’estasi. Sì, dovrai morire come ego, ma rinascerai come dio, come buddha. L’amore non è un bisogno, ma un traboccare. L’amore è un lusso. E’ abbondanza. Significa possedere così tanta vita che non sai più cosa farne, quindi la condividi. Significa avere nel cuore infinite melodie da cantare; che qualcuno ascolti o no è irrilevante. Anche se nessuno ascolta, devi comunque cantare, devi danzare la tua danza. (Osho)
Cade il cielo che mi sovrastava.
Forse vedrò cosa c’è dall’altra parte.
ALCUNE PERSONE ENTRANO NELLA TUA VITA PER UNA RAGIONE
Scegli tu quale sei o sei stato. Per te…

dulac bells
Il motivo per cui spedisco a te questa lettera è per scoprire quanti leggono realmente la loro posta elettronica.
Sarà interessante la tua risposta. Fa attenzione a ciò che leggi e, quando avrai finito, capirai la ragione per cui ti è stata inviata.
Alcune persone entrano nella tua vita per una ragione, altre per una stagione, altre per sempre. Quando scoprirai quale di queste tre, saprai anche cosa puoi fare per queste persone.
Quando qualcuno entra nella tua vita per una ragione, di solito lo fa per venire incontro ad un bisogno che tu hai espresso.
Arriva per assisterti nel superare una difficoltà, per portarti guida e sostegno, per aiutarti fisicamente, emotivamente o spiritualmente.
Può anche sembrarti mandato da Dio e magari lo è.
C’è per la semplice ragione che tu hai bisogno che ci sia!
Poi, senza che tu ti comporti male nei suoi confronti, oppure nel momento meno opportuno, questa persona dirà o farà qualcosa che porterà il vostro rapporto ad una fine.
Può morire.
Può andarsene
Può costringerti con il suo comportamento a prenderti una pausa.
Quello che dobbiamo capire è che il nostro bisogno è stato soddisfatto, il nostro desiderio è stato realizzato, il suo lavoro è finito.
La preghiera che avevi rivolto è stata esaudita ed ora è tempo di guardare avanti.
Alcune persone entrano nella tua vita per una stagione, perché è arrivato il tuo turno di condividere, crescere o imparare.
Ti fanno vivere un’esperienza di pace, oppure semplicemente ti fanno credere.
Possono insegnarti qualcosa che non hai mai fatto.
Di solito ti regalano un’incredibile gioia.
Ma solo per una stagione!
Chi entra nella tua vita per sempre, lo fa per insegnarti cose che contribuiscono a darti una solida base emotiva.
Il tuo compito è di accettare la lezione, amare questa persona e mettere ciò che hai imparato al servizio di tutte le altre relazioni e di tutti gli ambiti della tua vita.
Si dice che l’amore è cieco, ma l’amicizia è chiaroveggente.
(autore anonimo)

dulac fairyland
irrimediabilmente perso
ascolto i miei pensieri
ma sento solo un soffio
che scioglie dall’incanto di una strega,
come fossero di cera,
le parole che mi hai detto
nell’oscurità di un pianto.
Ora nuvole leggere sovrastano il mio cielo.
Una sera, ho assistito ad una accesa discussione tra due amici che mi ha fatto pensare a tutto ciò che sto leggendo riguardo i conflitti. 
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un sms, o meglio una serie di sms. Ma partiamo dai piedi.
Lui: trentenne, appassionato di comunicazione e social network, mentre parla con te potrebbe programmare una stazione spaziale. Lei: un po’ più grande di età, giornalista, scrittrice, madre, di “un’altra epoca” (come si è ironicamente definita).
Lui non viaggia mai senza cellulare e blackberry, con i quali può comunicare costantemente col mondo e con centinaia di persone.
Contesto: cena a casa di lei. I due non si vedono da mesi perché lui abita fuori (molto fuori) città.
Terrazzo, chiacchierata dopo il lauto pasto. Lui risponde ad un sms, credo il quarto circa della serata. Lei si irrita e fa notare all’amico che chattare mentre si è ospiti e si sta parlando con qualcuno, senza guardarlo in faccia, è mancanza di rispetto; inoltre, scade la qualità della comunicazione. Lui, evidentemente stizzito, sale sul cavallo della nuova generazione “multitasking” e cerca di convincere lei che non si tratta di mancanza di rispetto, bensì di capacità di comunicare contemporaneamente con tutti, attraverso canali diversi, senza che il dialogo ne risenta in qualità e profondità. Non c’è stata mancanza di rispetto. Posso non ascoltare ciò che dici anche senza avere in mano un telefonino, ma in quel caso non sarei passibile del tuo giudizio. Lei lo segue a ruota, salendo sul calesse dell’esperienza e dell’età, rivalutando quelle vecchie abitudini di quando si chiedeva il permesso per alzarsi da tavola, in segno di deferenza verso le persone sedute allo stesso tavolo.
Lui: “parli di cose che non conosci!”.
Lei: “Pensi tu, che io non le conosca!”.
Poi, all’improvviso la parola che porta all’escalation: quello che fai è indice di maleducazione. Maleducazione: dalle idee astratte si passa al personale e da lì è tutta strada in discesa…Si scomodano psicologi, teorie sulla comunicazione virtuale, sul regresso dello sviluppo umano che le nuove tecnologie stanno causando. Un botta e risposta che ormai gira sempre su se stesso. Muro contro muro. Nessuno cede.
Si può essere qualitativamente presenti in contemporanea in due luoghi diversi? E’ davvero così facile oggi, nell’era della comunicazione virtuale, partecipare attivamente a più dialoghi con persone vicine e lontane e dedicare tempo di “qualità” a tutti? O forse abbiamo sete di comunicazione, fame di essere ovunque nello stesso tempo, onnipresenti?
Veniamo al discorso del dialogo. Cosa hanno fatto entrambi per ascoltare l’altro?
Prendiamo a prestito le sette regole di Marianella Sclavi:
1.Non avere fretta di arrivare alle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
2.Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.
3.Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.
4.Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
5.Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.
6.Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7.Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sè.
Gli amici della storia partivano entrambi dalle conclusioni, hanno fatto poche domande alle quali non avessero già dato risposta nella propria testa, non hanno ascoltato a sufficienza forse le rispettive emozioni, nessuno di loro ha pensato di poter avere torto men che meno di cambiare la prospettiva di osservazione, più i segnali erano irritanti ed incongruenti con le proprie certezze più si alzavano barricate del tipo: “non sai di cosa parli” “io sono di un’altra epoca”; l’umorismo era lontano come plutone dal sole.
Parafrasando Galtung, nella situazione descritta i due amici per poter dirimere positivamente il proprio conflitto avrebbero dovuto adottare una soluzione creativa che permettesse ad entrambi di ottenere piena soddisfazione delle loro pretese: l’equazione “sia-sia”. Totale rispetto per lei. Totale libertà per lui. Ci hanno insegnato che la soluzione migliore è il compromesso, ma il compromesso implica che nessuno dei contendenti otterrà tutto ciò che vuole, poiché comporta una rinuncia, quindi: non sarò mai pienamente soddisfatto e felice. Come fare allora? Su questo lascio a voi la parola. Come potevano i due amici ottenere totale rispetto l’uno e totale libertà l’altro?
Dejavu che si fa carne, poi sogno, poi Ieri.
In ricordo di questa strana estate. Delle persone che ho ritrovate, sempre meravigliose. Di quelle che ho (ri)scoperto. Delle serate a ballare fino a sfinirmi. Delle concessioni e delle trasgressioni. Dei rami secchi che in autunno cadranno. Del continuo dejavu che accompagna il cambio di stagione. Delle ore al mare: ancora. Di ciò che lascerò andare e di quello che inseguirò per far correre la Donna coi lupi.
Lasciando perdere le perle di saggezza di Borghezio, ascoltate Maroni a metà filmato….!!
Leggete bene carissimi gli articoli 36 e 44 del dl 733, il c.d. “pacchetto sicurezza”. Con queste modifiche alla normativa sull’anagrafe una buona percentuale di persone potrebbero essere eliminata dagli elenchi anagrafici e, quindi, perdere i relativi diritti. Pessimismo? Esagerazione? Errata interpretazione?
L’art. 36, chiarisce che non potranno dirsi residenti in italia tutti coloro che:
- non hanno un domicilio immobile
- hanno un’abitazione immobile
ma le stesse non rispondono ai requisiti di abitabilità, non solo di carattere igienico-sanitario.
Il rapporto ISTAT del 2005 rileva che:
· 0,7% di famiglie non possiede il gabinetto interno all’abitazione
· 1,2% di famiglie non dispone di vasca da bagno e doccia
· 1,3% di famiglie non ha l’acqua calda in casa
· il 17,5% di famiglie in affitto ed il 9,7% di famiglie in abitazione di proprietà è in abitazioni con strutture danneggiate
· il 25,2% di famiglie in locazione e il 18,00% di famiglie in abitazioni di proprietà vive in case affette da problemi consistenti di umidità,
· il 16,6% di famiglie in locazione ed 8,6% di famiglie in abitazione di proprietà vive in abitazioni scarsamente illuminate.
Perdendo la residenza, a cascata vengono meno i diritti di cittadinanza più basilari, quali:
l’iscrizione al SSN e l’accesso alla medicina di base.
· l’iscrizione negli elenchi elettorali e la possibilità di accedere all’elettorato attivo e passivo ed esercitare i propri diritti civili.
· l’accesso al sistema dei servizi sociali e l’accesso alle misure di protezione sociale.
avere la patente di guida,
· sottoscrivere contratti (pensiamo ai contratti di locazione o di compravendita di beni mobili od immobili),
· l’iscrizione nelle liste di collocamento, aprire una partita iva, in generale avere accesso al mondo del lavoro,
· ricevere la pensione o misure assistenziali come quelle connesse con il riconoscimento di invalidità civile.
Ecc..ecc..
(Fonte)
L’art. 44 del Dl, invece, molto più semplicemente vuole creare un registro nazionale delle persone senza fissa dimora presso il MInistero dell’Interno. In questo caso, la perplessità sollevata attiene alla centralizzazione dell’iscrizione anagrafica che si potrebbe ripercuotere sull’effettiva possibilità di questi soggetti di poter agevolmente accedere ai diritti e servizi loro accordati.
Facciamo un breve riepilogo delle novità del decreto “salvitutti”:
- Trasformazione dei CPT in Centri di identificazione e immediata espulsione (mi ci dedicherò in un secodo post). Vedi accordi con la Libia.
- Obbligo di segnalazione all’Autorità di clandestini da parte dei medici delle strutture sanitarie. Così sti immigrati del c*** non vanno più manco a curarsi la pertosse e vediamo se smettono di rompere I Maroni!
- Niente residenza per i senza fissa dimora, Rom e zingari in generale che vivono in roulotte e altre abitazioni mobili e per che non ha la casa a norma (c’è n’è pochi in effetti!).
