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Un pò di ripetizione di storia…
Vi auguro il buongiorno riportando il messaggio di Augusto Boal per l’inaugurazione della Giornata Mondiale del Teatro, 27 marzo.
“Theatre is not just an event; it is a way of life! Even if one is unaware of it, human relationships are structured in a theatrical way. The use of space, body language, choice of words and voice modulation, the confrontation of ideas and passions, everything that we demonstrate on the stage, we live in our lives. We are theatre!
(esercizi di teatro dell’oppresso)
Weddings and funerals are “spectacles”, but so, also, are daily rituals so familiar that we are not conscious of this. Occasions of pomp and circumstance, but also the morning coffee, the exchanged good-mornings, timid love and storms of passion, a senate session or a diplomatic meeting – all is theatre.
One of the main functions of our art is to make people sensitive to the “spectacles” of daily life in which the actors are their own spectators, performances in which the stage and the stalls coincide. We are all artists. By doing theatre, we learn to see what is obvious but what we usually can’t see because we are only used to looking at it. What is familiar to us becomes unseen: doing theatre throws light on the stage of daily life.
Theatre is the Hidden Truth
Last September, we were surprised by a theatrical revelation: we, who thought that we were living in a safe world, despite wars, genocide, slaughter and torture which certainly exist, but far from us in remote and wild places. We, who were living in security with our money invested in some respectable bank or in some honest trader’s hands in the stock exchange were told that this money did not exist, that it was virtual, a fictitious invention by some economists who were not fictitious at all and neither reliable nor respectable. Everything was just bad theatre, a dark plot in which a few people won a lot and many people lost all. Some politicians from rich countries held secret meetings in which they found some magic solutions. And we, the victims of their decisions, have remained spectators in the last row of the balcony.
Twenty years ago, I staged Racine’s Phèdre in Rio de Janeiro. The stage setting was poor: cow skins on the ground, bamboos around. Before each presentation, I used to say to my actors: “The fiction we created day by day is over. When you cross those bamboos, none of you will have the right to lie. Theatre is the Hidden Truth”.
When we look beyond appearances, we see oppressors and oppressed people, in all societies, ethnic groups, genders, social classes and castes; we see an unfair and cruel world. We have to create another world because we know it is possible. But it is up to us to build this other world with our hands and by acting on the stage and in our own life.
We are all actors: being a citizen is not living in society, it is changing it.”
*Augusto Boal*
Alcune performance.
Iran – Il 19 gennaio 2009 Soghra Mola’i, una donna condannata alla
lapidazione, ha ottenuto la commutazione della pena. Oltre alla condanna a
morte per adulterio, a Moha’i era stata inflitta una pena di 15 anni per
l’omicidio del marito. Amnesty International seguiva il suo caso dal 2006.
www.amnesty.it
Riporto pedissequamente dal sito di amnesty italia:
“Turchia – L’8 gennaio 2009 la Corte suprema ha accolto il ricorso
dell’associazione Lambda contro la sentenza di un tribunale locale che,
nel maggio 2008, aveva disposto la chiusura dei suoi uffici, sostenendo
che gli obiettivi dell’associazione erano “contrari ai valori familiari e
alla struttura familiare turca”. La Corte suprema ha invece affermato che
il riferimento alle persone Lgbt nel nome e nello statuto
dell’associazione non costituisce una violazione dei valori morali del
paese, riconoscendo inoltre il diritto di lesbiche, gay, bisessuali e
transessuali di costituire un’associazione. Amnesty International ha
sostenuto la battaglia giudiziaria di Lamba con un’azione cui hanno preso
parte migliaia di soci e simpatizzanti di ogni parte del mondo.”

Uno dei minareti della Giralda, la Cattedrale di Siviglia. In età islamica era il minareto di una grande moschea.
L’ultima del presidente della Camera Fini me l’ero proprio persa. L’ho ripescata oggi sul sito di Repubblica.it.
Secondo quanto afferma l’onorevole, un buon metodo per non generare conflitti etno-religiosi è far pregare i musulmani in italiano…all’interno dei loro stessi luoghi di culto! Che già erigere una moschea in terra italica è più difficile che far uscire tre limoni in fila alla slot machine…Se solo facessimo il paragone con la quantità di opere edilizie abusive costruite e condonate, ci renderemmo subito conto di quanto siano più tollerati in italia l’illegalità e l’abusivismo che la libertà di culto e di pensiero! Non dico nulla di nuovo. Ma tant’è questa è la posta in gioco:
art. 19 cost. italiana:
“Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.”
L’unico vincolo che la norma pone è la contrarietà al buon costume, quindi – a meno di non voler equiparare la lingua araba ad una pratica offensiva del costume casto che quest’Italia sboccata sta perdendo – non vedo quale altro ostacolo possa frapporsi al libero esercizio di questo diritto.
Fini ne parla come di un metodo anticoncezionale: se il corano è letto in Italiano evitiamo istigazioni all’odio!!! E la Santanchè afferma che “l’ integrazione passa anche dalla comprensione”…cioè: se ti capisco ti integri se no avrò sempre il dubbio che stai cospirando un attentato!
Secondo quanto riportato nell’articolo, Fini si sarebbe dimostrato compiaciuto della buona pratica posta in essere con successo negli Emirati Arabi. A beh, certo…se nelle loro moschee esiste un’autorità di stato che controlla che nelle preghiere non ci siano istigazioni all’odio dobbiamo dotarcene anche noi! Prendiamo sempre esempio da paesi ligi al dovere, non c’è che dire. Gli Emirati Arabi: forma di governo oligarchia federale (dove il capo di governo e il capo di stato sono due sceicchi); mantenitore della pena di morte; violatore dei diritti umani tra cui libertà di espressione, uso della tortura come sanzione penale e detenzione in isolamento.
Non c’è che dire: prendiamo esempio dalla crème dei regimi democratici!
L’Arcivescovo di Torino, Severino Poletto, inoltre esorta il Sindaco Chiamparino a non far erigere troppi minareti vicino ai campanili. Non sia mai che un piccolo cattolico in erba, recandosi al catechismo il sabato pomeriggio, si accorga che esista qualcos’altro di sacro a questo mondo oltre la Basilica di S. Pietro.
“L’Imam di Firenze, Izzedin Elzir, fa presente che, “insieme all’Ucoii (Unione delle Comunita’ e organizzazioni Islamiche in Italia, ndr), abbiamo scelto come lingua ufficiale quella italiana, Vorrei ribadire che diverse moschee in Italia leggono gia’ da tempo il sermone sia in arabo che in italiano” dichiara all’ADNKRONOS. “La legge del Corano va letta in arabo – aggiunge – ma la comunita’ islamica non e’ fatta solo di arabi, per questo e’ giusto che anche chi non lo parla possa capire il sermone. Queste incomprensioni nascono dal problema che non c’e’ dialogo tra la comunita’ islamica italiana e il Governo, forse e’ ora di iniziare”.” (ADKRONOS)
E così dichiarano altri Imam in Italia.
Insomma: comprensione, integrazione, multietnicità, sicurezza si mischiano sempre in un minestrone. Si manipolano le parole, le religioni, i simboli finchè tutto diventa di una tonalità monocromatica che con la multietnicità c’entra poco.
Il Parlamento rileva le restrizioni poste alle libertà individuali dalla lotta al terrorismo e chiede di agire contro gli incitamenti razzisti e omofobici e le discriminazioni dei rom e delle coppie omosessuali. Particolare attenzione va rivolta alle donne (discriminazione sul lavoro, violenze e salute sessuale) e ai bambini vittime di sfruttamento e violenze. Chiede anche agli Stati membri di legiferare sul testamento biologico e di promuovere la libertà di stampa e le lingue regionali.
Questa mattina vi segnalo una sentenza della Corte Britannica, che si è espressa contro il ricorso promosso da una dipendente della British Airways, in merito al diritto di indossare una catenina col crocefisso. Forse ricorderete il caso scoppiato qualche tempo fa, quando anche in Italia, infuriava la polemica sui simboli religiosi.
Qui potete leggere l’abstract e scaricare il pdf.
