…lascerebbe tutto per amore e non l’amore per tutto…

Mi accorgo solo ora quanto avrei voluto assomigliargli.
Lui era la vita vissuta che a volte mi fa paura. La vita raccontata e recitata. La fede silenziosa. La battaglia. Il fulmine ed il cielo sereno. L’avventura e la semplicità. La passione. La comicità. L’incazzamento improvviso. La carezza. La distanza. La motivazione ed il raffronto. Il sole d’estate con il mare mosso e la montagna con l’aria fresca. Una canzone, un ballo ed un abbraccio intenso rimasti in sospeso.

Una sera, ho assistito ad una accesa discussione tra due amici che mi ha fatto pensare a tutto ciò che sto leggendo riguardo i conflitti. 15

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato un sms, o meglio una serie di sms. Ma partiamo dai piedi.
Lui: trentenne, appassionato di comunicazione e social network, mentre parla con te potrebbe programmare una stazione spaziale. Lei: un po’ più grande di età, giornalista, scrittrice, madre, di “un’altra epoca” (come si è ironicamente definita).
Lui non viaggia mai senza cellulare e blackberry, con i quali può comunicare costantemente col mondo e con centinaia di persone.
Contesto: cena a casa di lei. I due non si vedono da mesi perché lui abita fuori (molto fuori) città.
Terrazzo, chiacchierata dopo il lauto pasto. Lui risponde ad un sms, credo il quarto circa della serata. Lei si irrita e fa notare all’amico che chattare mentre si è ospiti e si sta parlando con qualcuno, senza guardarlo in faccia, è mancanza di rispetto; inoltre, scade la qualità della comunicazione. Lui, evidentemente stizzito, sale sul cavallo della nuova generazione “multitasking” e cerca di convincere lei che non si tratta di mancanza di rispetto, bensì di capacità di comunicare contemporaneamente con tutti, attraverso canali diversi, senza che il dialogo ne risenta in qualità e profondità. Non c’è stata mancanza di rispetto. Posso non ascoltare ciò che dici anche senza avere in mano un telefonino, ma in quel caso non sarei passibile del tuo giudizio. Lei lo segue a ruota, salendo sul calesse dell’esperienza e dell’età, rivalutando quelle vecchie abitudini di quando si chiedeva il permesso per alzarsi da tavola, in segno di deferenza verso le persone sedute allo stesso tavolo.
Lui: “parli di cose che non conosci!”.
Lei: “Pensi tu, che io non le conosca!”.
Poi, all’improvviso la parola che porta all’escalation: quello che fai è indice di maleducazione. Maleducazione: dalle idee astratte si passa al personale e da lì è tutta strada in discesa…Si scomodano psicologi, teorie sulla comunicazione virtuale, sul regresso dello sviluppo umano che le nuove tecnologie stanno causando. Un botta e risposta che ormai gira sempre su se stesso. Muro contro muro. Nessuno cede.

Si può essere qualitativamente presenti in contemporanea in due luoghi diversi? E’ davvero così facile oggi, nell’era della comunicazione virtuale, partecipare attivamente a più dialoghi con persone vicine e lontane e dedicare tempo di “qualità” a tutti? O forse abbiamo sete di comunicazione, fame di essere ovunque nello stesso tempo, onnipresenti?

Veniamo al discorso del dialogo. Cosa hanno fatto entrambi per ascoltare l’altro?
Prendiamo a prestito le sette regole di Marianella Sclavi:

1.Non avere fretta di arrivare alle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
2.Quel che vedi dipende dalla prospettiva in cui ti trovi. Per riuscire a vedere la tua prospettiva, devi cambiare prospettiva.
3.Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a capire come e perché.
4.Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.
5.Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e irritanti perché incongruenti con le proprie certezze.
6.Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei conflitti.
7.Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sè.

Gli amici della storia partivano entrambi dalle conclusioni, hanno fatto poche domande alle quali non avessero già dato risposta nella propria testa, non hanno ascoltato a sufficienza forse le rispettive emozioni, nessuno di loro ha pensato di poter avere torto men che meno di cambiare la prospettiva di osservazione, più i segnali erano irritanti ed incongruenti con le proprie certezze più si alzavano barricate del tipo: “non sai di cosa parli” “io sono di un’altra epoca”; l’umorismo era lontano come plutone dal sole.

Parafrasando Galtung, nella situazione descritta i due amici per poter dirimere positivamente il proprio conflitto avrebbero dovuto adottare una soluzione creativa che permettesse ad entrambi di ottenere piena soddisfazione delle loro pretese: l’equazione “sia-sia”. Totale rispetto per lei. Totale libertà per lui. Ci hanno insegnato che la soluzione migliore è il compromesso, ma il compromesso implica che nessuno dei contendenti otterrà tutto ciò che vuole, poiché comporta una rinuncia, quindi: non sarò mai pienamente soddisfatto e felice. Come fare allora? Su questo lascio a voi la parola. Come potevano i due amici ottenere totale rispetto l’uno e totale libertà l’altro?

Un pò di ripetizione di storia…

Dejavu che si fa carne, poi sogno, poi Ieri.
In ricordo di questa strana estate. Delle persone che ho ritrovate, sempre meravigliose. Di quelle che ho (ri)scoperto. Delle serate a ballare fino a sfinirmi. Delle concessioni e delle trasgressioni. Dei rami secchi che in autunno cadranno. Del continuo dejavu che accompagna il cambio di stagione. Delle ore al mare: ancora. Di ciò che lascerò andare e di quello che inseguirò per far correre la Donna coi lupi.

Vi auguro il buongiorno riportando il messaggio di Augusto Boal per l’inaugurazione della Giornata Mondiale del Teatro, 27 marzo.

“Theatre is not just an event; it is a way of life! Even if one is unaware of it, human relationships are structured in a theatrical way. The use of space, body language, choice of words and voice modulation, the confrontation of ideas and passions, everything that we demonstrate on the stage, we live in our lives. We are theatre!

(esercizi di teatro dell’oppresso)

Weddings and funerals are “spectacles”, but so, also, are daily rituals so familiar that we are not conscious of this. Occasions of pomp and circumstance, but also the morning coffee, the exchanged good-mornings, timid love and storms of passion, a senate session or a diplomatic meeting – all is theatre.

One of the main functions of our art is to make people sensitive to the “spectacles” of daily life in which the actors are their own spectators, performances in which the stage and the stalls coincide. We are all artists. By doing theatre, we learn to see what is obvious but what we usually can’t see because we are only used to looking at it. What is familiar to us becomes unseen: doing theatre throws light on the stage of daily life.

Theatre is the Hidden Truth

Last September, we were surprised by a theatrical revelation: we, who thought that we were living in a safe world, despite wars, genocide, slaughter and torture which certainly exist, but far from us in remote and wild places. We, who were living in security with our money invested in some respectable bank or in some honest trader’s hands in the stock exchange were told that this money did not exist, that it was virtual, a fictitious invention by some economists who were not fictitious at all and neither reliable nor respectable. Everything was just bad theatre, a dark plot in which a few people won a lot and many people lost all. Some politicians from rich countries held secret meetings in which they found some magic solutions. And we, the victims of their decisions, have remained spectators in the last row of the balcony.

Twenty years ago, I staged Racine’s Phèdre in Rio de Janeiro. The stage setting was poor: cow skins on the ground, bamboos around. Before each presentation, I used to say to my actors: “The fiction we created day by day is over. When you cross those bamboos, none of you will have the right to lie. Theatre is the Hidden Truth”.

When we look beyond appearances, we see oppressors and oppressed people, in all societies, ethnic groups, genders, social classes and castes; we see an unfair and cruel world. We have to create another world because we know it is possible. But it is up to us to build this other world with our hands and by acting on the stage and in our own life.

We are all actors: being a citizen is not living in society, it is changing it.”

*Augusto Boal*

Alcune performance.

brussel-brussels-bruxelles-752458-lIran – Il 19 gennaio 2009 Soghra Mola’i, una donna condannata alla
lapidazione, ha ottenuto la commutazione della pena. Oltre alla condanna a
morte per adulterio, a Moha’i era stata inflitta una pena di 15 anni per
l’omicidio del marito. Amnesty International seguiva il suo caso dal 2006.

www.amnesty.it

Lasciando perdere le perle di saggezza di Borghezio, ascoltate Maroni a metà filmato….!!

Leggete bene carissimi gli articoli 36 e 44 del dl 733, il c.d. “pacchetto sicurezza”. Con queste modifiche alla normativa sull’anagrafe una buona percentuale di persone potrebbero essere eliminata dagli elenchi anagrafici e, quindi, perdere i relativi diritti. Pessimismo? Esagerazione? Errata interpretazione?

L’art. 36, chiarisce che non potranno dirsi residenti in italia tutti coloro che:
- non hanno un domicilio immobile
- hanno un’abitazione immobile
ma le stesse non rispondono ai requisiti di abitabilità, non solo di carattere igienico-sanitario.

Il rapporto ISTAT del 2005 rileva che:
· 0,7% di famiglie non possiede il gabinetto interno all’abitazione
· 1,2% di famiglie non dispone di vasca da bagno e doccia
· 1,3% di famiglie non ha l’acqua calda in casa
· il 17,5% di famiglie in affitto ed il 9,7% di famiglie in abitazione di proprietà è in abitazioni con strutture danneggiate
· il 25,2% di famiglie in locazione e il 18,00% di famiglie in abitazioni di proprietà vive in case affette da problemi consistenti di umidità,
· il 16,6% di famiglie in locazione ed 8,6% di famiglie in abitazione di proprietà vive in abitazioni scarsamente illuminate.

Perdendo la residenza, a cascata vengono meno i diritti di cittadinanza più basilari, quali:

l’iscrizione al SSN e l’accesso alla medicina di base.
· l’iscrizione negli elenchi elettorali e la possibilità di accedere all’elettorato attivo e passivo ed esercitare i propri diritti civili.
· l’accesso al sistema dei servizi sociali e l’accesso alle misure di protezione sociale.
avere la patente di guida,
· sottoscrivere contratti (pensiamo ai contratti di locazione o di compravendita di beni mobili od immobili),
· l’iscrizione nelle liste di collocamento, aprire una partita iva, in generale avere accesso al mondo del lavoro,
· ricevere la pensione o misure assistenziali come quelle connesse con il riconoscimento di invalidità civile.

Ecc..ecc..

(Fonte)

L’art. 44 del Dl, invece, molto più semplicemente vuole creare un registro nazionale delle persone senza fissa dimora presso il MInistero dell’Interno. In questo caso, la perplessità sollevata attiene alla centralizzazione dell’iscrizione anagrafica che si potrebbe ripercuotere sull’effettiva possibilità di questi soggetti di poter agevolmente accedere ai diritti e servizi loro accordati.

Facciamo un breve riepilogo delle novità del decreto “salvitutti”:

  • Trasformazione dei CPT in Centri di identificazione e immediata espulsione (mi ci dedicherò in un secodo post). Vedi accordi con la Libia.
  • Obbligo di segnalazione all’Autorità di clandestini da parte dei medici delle strutture sanitarie. Così sti immigrati del c*** non vanno più manco a curarsi la pertosse e vediamo se smettono di rompere I Maroni!
  • Niente residenza per i senza fissa dimora, Rom e zingari in generale che vivono in roulotte e altre abitazioni mobili e per che non ha la casa a norma (c’è n’è pochi in effetti!).

Riporto pedissequamente dal sito di amnesty italia:
“Turchia – L’8 gennaio 2009 la Corte suprema ha accolto il ricorso
dell’associazione Lambda contro la sentenza di un tribunale locale che,
nel maggio 2008, aveva disposto la chiusura dei suoi uffici, sostenendo
che gli obiettivi dell’associazione erano “contrari ai valori familiari e
alla struttura familiare turca”. La Corte suprema ha invece affermato che
il riferimento alle persone Lgbt nel nome e nello statuto
dell’associazione non costituisce una violazione dei valori morali del
paese, riconoscendo inoltre il diritto di lesbiche, gay, bisessuali e
transessuali di costituire un’associazione. Amnesty International ha
sostenuto la battaglia giudiziaria di Lamba con un’azione cui hanno preso
parte migliaia di soci e simpatizzanti di ogni parte del mondo.”